Bauhaus Re-edition / Qualita' / Made in Italy

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Il termine "Made in Italy" è nato come processo di rivalutazione della produzione artigianale e industriale italiana, che ha spesso portato i nostri prodotti a eccellere nella competizione commerciale internazionale. Oggi è importante riqualificarlo al massimo.
Col passare del tempo i prodotti Made in Italy hanno guadagnato una certa fama internazionale tale da costituire una categoria a sé in ciascuna delle merceologie rispettivamente interessate.
Tra le aspettative verso questi prodotti c'è sicuramente la notevole qualità di realizzazione, la cura dei dettagli, la fantasia del disegno e delle forme e la durevolezza.

Il problema della dicitura "Made in Italy" (indicata anche semplicemente dalla scritta "Italy" o dalla bandiera tricolore) è quello di poter essere applicato su prodotti che magari di italiano hanno solo la parte imprenditoriale, mentre la parte produttiva vera e propria può trovarsi ovunque: è infatti sufficiente che il prodotto sia "pensato o disegnato" da un imprenditore italiano per potersi autenticare con tale marchio, anche se effettivamente costruito e lavorato in un altro Stato. Questo problema non è da poco, se si pensa che il marchio in questione risulta essere terzo al mondo per notorietà subito dopo i due colossi Coca Cola e Visa.

Il suo significato originario rivestiva un ruolo assai diverso da quello attuale: l'indicazione di "provenienza italiana" per i prodotti tessili e calzaturieri, soprattutto negli anni '60, stava a indicare nei Paesi importatori, come la Germania e la Francia, che quel determinato prodotto non era di provenienza nazionale, ma estera (italiana, appunto).
Germania, Francia e anche l'Inghilterra del dopoguerra, avevano già scartato la manifattura tessile e calzaturiera in quanto considerate un'industria "povera" e più adatta a Paesi non sviluppati tecnologicamente, come le zone asiatiche e l'est dell'Europa.
Oggigiorno tra i settori merceologici contrassegnati da "Made in Italy" troviamo soprattutto l'industria della moda, l'artigianato, l'abbigliamento, il calzaturiero, l'industria alimentare tipica, il manifatturiero e il settore tessile.
Ma il vero prodotto "Made in Italy" si caratterizza soprattutto per l'attenzione che i piccoli produttori italiani rivolgono alle mille sfaccettature dei bisogni del cliente. Il risultato è una serie di beni altamente specifici che spesso interessano fasce anche limitate di consumatori, distinguendosi in ciò dalle produzioni estere cui viene spesso assimilato.

I prodotti del "Made in Italy" si pongono quindi al di fuori delle grandi correnti di scambio, agganciati come sono a nicchie che, se pur piccole, sono in realtà più influenti e durevoli di quanto non si pensi. Proprio a causa della loro dimensione, troppo piccola per giustificare l'investimento, alcune di queste nicchie restano "incustodite" e dunque valorizzate dai piccoli produttori italiani che possono comunque operare nel mercato internazionale, se le condizioni logistiche lo permettono.
Il "Made in Italy" distrettuale rappresenta così un nocciolo duro dell'export italiano, confermando la necessità di puntare sui prodotti che ogni distretto può immettere sul mercato sia nazionale che internazionale.
Si tratta di un nome e di un marchio che è ormai esprime un forte significato: "saper fare", ma soprattutto "saper fare bene".

Da diversi anni, l'ottica strategica aziendale nostrana è quella di puntare su mercati emergenti come India e Cina dove ogni anno si moltiplicano "nuovi ricchi" che, con la domanda di prodotti di lusso e di alta qualità, aprono le porte a canali commerciali per i prodotti italiani, decisamente competitivi.
Puntare sulla quantità è invece una scelta sostanzialmente perdente, in quanto competere su produzioni a contenuti tecnologici bassi (dove il prezzo diventa il primo fatto di scelta) non è premiante.
La scelta vincente è dunque quella di puntare su prodotti di "fascia alta". Anche se l'idea della "crisi economica" non sembra conciliarsi con le categorie del lusso, sarebbe invece una strategia utile per rilanciare il "Made in Italy", l'occupazione e la produzione; nonostante possa apparire discutibile e poco etico soddisfare la domanda del lusso in sé per sé.

Il modello italiano potrebbe essere il giusto mix tra tradizione, qualità e modernità, i valori del brand italiano, coniugati a tutela dell'ambiente, garanzie sociali, economia etica, innovazione d'impresa e tecnologica, rispetto della tradizione.
Tradizione intesa come culto del bello, dell'artigianato artistico, dell'armonia e del saper fare.
La qualità è l'eccellenza incorporata in molti prodotti e processi lavorativi italiani, essi stessi valori intrinseci che ci appartengono.
La modernità, espressa nella capacità di essere versatili e all'avanguardia nelle lavorazioni tecnologiche, come nel caso del design italiano, dove l'elemento che distingue un'azienda "Made in Italy" da altre, a parità di prodotto, è la creatività.

Non solo prodotti dunque, ma un vero e proprio stile di vita che ci viene riconosciuto dal mercato internazionale e che merita valorizzazione e investimento sistematico.

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